Lunedì a San Giovanni si è aperto il convegno della diocesi di Roma.
Oltre all’intervento del Santo Padre che ha parlato di educazione alla speranza nella preghiera, nell’azione e nella sofferenza (ricordate le tre parole della Gioventù Cattolica di Fani e Acquaderni di 140 anni fa? Azione, preghiera e sacrificio…) ha fatto un piccolo intervento anche il giornalista Luigi Accattoli.
Ve lo propongo perchè parlando di speranza ha portato la testimonianza di alcuni amici. Amici nella fede tutti.
Alcuni erano amici della nostra associazione. Una era una mia amica.
Mi riferisco a Vittorio Bachelet, presidente nazionale che con la scrittura del primo statuto ha portato la vecchia AC ad essere quella che noi oggi conosciamo , a Ernesta Blasi, “dirigente di Azione Cattolica” e a Marilivia Diotallevi, consigliere diocesano di Roma e mia cara amica.
Su quest’ultima in particolare voglio attirare la vostra attenzione. Su di lei voglio soffermarmi perchè con lei ho condiviso molte esperienze prima che ci lasciasse quattro anni fa dopo una malattia che non le ha mai tolto la Fede, la Speranza e la gioia di vivere. Fino all’ultimo.
Testimonianza sulla Speranza
di Luigi ACCATTOLI
Convegno della diocesi di Roma
Basilica di San Giovanni in Laterano - Lunedì 9 giugno 2008
Mi è stato chiesto di testimoniare – come può farlo un giornalista – sui segni della speranza che possiamo cogliere intorno a noi, con riferimento alle tre scuole dello sperare indicate dal Papa nella Spe Salvi: la preghiera, l’azione, la sofferenza. Mi sono attenuto a esempi romani, preferendo i più recenti e come tali forse meglio parlanti al nostro cuore.
Ho messo insieme esempi piccoli e grandi. L’incontro nella sofferenza con il Cristo sofferente è attestato con efficacia da una studentessa romana, Marilivia Diotallevi, che muore a 26 anni nel 2004 per un tumore del sistema linfatico, mentre prepara la testi in Ingegneria elettronica a Roma 3. In un’intervista televisiva Marilivia racconta d’aver affrontato la sua prova “con tanta forza, con tanta fede, con tanta fiducia” avvertendo di non essere “sola” nell’impresa perché “Lui – dice confidenzialmente del Cristo sofferente, come fosse un fidanzato – è sempre con me, con mia madre, con mio fratello: Lui ci deve aiutare, Lui ci aiuta io lo so, ci parlo ma non chiedo, perché lo sa quello di cui ho bisogno”.
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