Settembre 2020

Il grido di chi non conosce Gesù

Continuando le catechesi sugli Atti degli Apostoli il Santo Padre riprende il viaggio di Paolo in Troade dove ha una visione: un macedone lo supplica: «Vieni in Macedonia e aiutaci!» (At 16,9). Esempio di come lo Spirito Santo è il protagonista della missione della Chiesa: è Lui che guida il cammino degli evangelizzatori mostrando loro la via da seguire.

Il popolo della Macedonia del Nord è tanto fiero di aver chiamato Paolo perché fosse lui ad annunziare Gesù Cristo. L’Apostolo non ha esitato a partire per la Macedonia, sicuro che è proprio Dio ad inviarlo, e approda a Filippi, «colonia romana» (At 16,12) sulla via Egnatia, per predicare il Vangelo. Paolo si ferma lì per più giorni. Tre sono gli avvenimenti che caratterizzano il suo soggiorno a Filippi, in questi tre giorni: tre avvenimenti importanti.

  1. L’evangelizzazione e il battesimo di Lidia e della sua famiglia;
  2. l’arresto che subisce, insieme a Sila, dopo aver esorcizzato una schiava sfruttata dai suoi padroni;
  3. la conversione e il battesimo del suo carceriere e della sua famiglia.

La potenza del Vangelo permette a Lidia, commerciante di porpora, della città di Tiatira, di ricevere il Battesimo. La credente insieme alla sua famiglia accoglie quelli che sono di Cristo, ospitando Paolo e Sila nella sua casa. Ma subito dopo Paolo e Sila si trovano a fare i conti con la durezza del carcere: passano dalla consolazione della conversione di Lidia e della sua famiglia, alla desolazione del carcere, dove vengono gettati per aver liberato nel nome di Gesù «una schiava che aveva uno spirito di divinazione» e «procurava molto guadagno ai suoi padroni» con il mestiere di indovina (At 16,16). I suoi padroni, per ritorsione, denunciano Paolo e conducono gli Apostoli davanti ai magistrati con l’accusa di disordine pubblico.

Ma durante la prigionia accade però un fatto sorprendente. Invece di lamentarsi, gli apostoli intonano una lode a Dio e questa lode sprigiona una potenza che li libera: durante la preghiera un terremoto scuote le fondamenta della prigione, si aprono le porte e cadono le catene di tutti (cfr At 16,25-26). Come la preghiera della Pentecoste, anche quella fatta in carcere provoca effetti prodigiosi. Il carceriere, credendo che i prigionieri siano fuggiti, stava per suicidarsi, perché i carcerieri pagavano con la propria vita se fuggiva un prigioniero; ma Paolo gli grida: “Siamo tutti qui!” (At 16,27-28). Quello allora domanda: «Che cosa devo fare per essere salvato?» (v. 30). La risposta è: «Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia» (v. 31).

A questo punto accade il cambiamento: nel cuore della notte, il carceriere ascolta la parola del Signore insieme alla sua famiglia, accoglie gli apostoli, ne lava le piaghe – perché erano stati bastonati – e insieme ai suoi riceve il Battesimo; poi, «pieno di gioia insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio» (v. 34), imbandisce la mensa e invita Paolo e Sila a restare con loro: il momento della consolazione! Nel cuore della notte di questo anonimo carceriere, la luce di Cristo brilla e sconfigge le tenebre: le catene del cuore cadono e sboccia in lui e nei suoi familiari una gioia mai provata.

Chiediamo anche noi oggi allo Spirito Santo un cuore aperto, sensibile a Dio e ospitale verso i fratelli, come quello di Lidia, e una fede audace, come quella di Paolo e di Sila, e anche un’apertura di cuore, come quella del carceriere . Al termine dell’udienza il Santo Padre volge il pensiero all’amato Iraq, dove le manifestazioni di protesta avvenute durante questo mese hanno causato numerosi morti e feriti. Esprimendo il suo cordoglio per le vittime e vicinanza alle loro famiglie e ai feriti, invita tutti a pregare affinché le Autorità ascoltino il grido della popolazione che chiede una vita degna e tranquilla, esortando tutti gli iracheni a percorrere la via del dialogo e della riconciliazione e a cercare le giuste soluzioni alle sfide e ai problemi del Paese.